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Clan Mallardo, «110 anni a Moraca, Amicone e company». Richiesta choc anche per Pino Batman Taglialatela
 
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GIUGLIANO. Una stangata quella chiesta dal Pm della DDA Maria Cristina Ribera per gli indagati nel processo relativo all'operazione Crash che vede alla sbarra Mauro Moraca, insieme ad altri presunti esponenti del clan Mallardo, tra cui Carlo Antonio D’Alterio, Riccardo Carlo De Cicco, Bernardino Diana, Giancarlo Pirozzi e la madre di Moraca, Raffaella Graziano e l'ex portiere del Napoli Giuseppe Taglialatela. E' di 110 anni la richiesta totale per tutti gli imputati. Pena più severa è stata chiesta per Mauro Moraca per cui sono stati invocati 24 anni di carcere e 15mila euro di multa; 20 anni chiesti per Giuliano Amicone; 15 anni di carcere invocati per Carlo Antonio D'Alterio; per Riccardo Carlo De Cicco chiesti 16 anni; 6 anni chiesti per Bernardino Diana; 15 anni per Giancarlo Pirozzi; 4 anni per Raffaela Graziano e ben 14 anni chiesti per l'ex portiere del Napoli Giuseppe Taglialatela, quest'ultimo accusato associazione di stampo mafioso con il ruolo di partecipe. La requisitoria si è svolta davanti alla IV Sez. Penale del tribunale di Napoli dove è istruito il processo, nel quale erano imputati anche Feliciano Mallardo e Silvio Diana, entrambi deceduti. Inoltre è stata chiesta dall'Antimafia anche la confisca di tutti i beni sequestrati. Adesso la parola passa al collegio difensivo (composto tra gli altri dagli avvocati Giuseppe Pellegrino, Antonio Giuliano Russo, Michele Giametta e Raffaele Quaranta).

Era novembre del 2012 quando il Gico, su disposizione della DDA, eseguì l’operazione Crash che portò all’arresto di cinque persone ed al sequestro di beni mobili ed immobili per cinque milioni di euro. Grazie alle intercettazioni ambientali ed ai racconti dei collaboratori di giustizia si riuscì a ricostruire il sistema delle estorsioni messe in atto dai Mallardo, in particolare in due diverse vicende ai danni di due imprenditori edili giuglianesi. Svariate le operazioni economiche e imprenditoriali realizzate da Mauro Moraca, tra l’altro, per conto dei Mallardo. Nel corso dell’inchiesta furono eseguite anche perquisizioni negli uffici della Asl Napoli 2 Nord accertando l’infiltrazione dei Mallardo in diversi settori. Come ad esempio la partecipazione di imprese ‘amiche’ a gare pubbliche, fra cui un appalto all’ospedale Cardarelli di Napoli, l’affidamento del servizio di derattizzazione, la vendita di terreni di proprietà dell’Asl Napoli 2 nord, l’inserimento di imprese ‘amiche’ nell’elenco delle ditte accreditate dell’Asl Napoli 2 Nord, permettendo di procurare ai Mallardo ingenti profitti, da utilizzare per effettuare investimenti o per il reimpiego di soldi del clan. Vittima del racket anche un altro imprenditore che ha effettuato lavori di ristrutturazione all’interno dell’ospedale San Giuliano di Giugliano. La vittima fu costretta a sborsare la somma di 60mila euro, di cui 55mila per la costruzione di 12 unità immobiliari e 5 mila euro, appunto, per alcune ristrutturazioni edilizie eseguite presso l’ospedale di Giugliano, tra cui il reparto di Radiologia.


Antonio Mangione

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