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IL RETROSCENA
Cacciò i familiari del ras dalle palazzine: così gli scissionisti condannarono a morte Cicciott, reggente della Vanella Grassi
 
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NAPOLI. L'uccisione di Roberto Ursillo, cognato di Antonio Bastone, avvenuto il 17 settembre del 2012 in via Giovanni Antonio Campano a Chiaiano innescò una spirale di violenza senza precedenti. Il ras fu ammazzato da un commando della Vanella Grassi. Il particolare emerge dall'ultima ordinanza eseguita dai carabinieri della compagnia Vomero contro appartenenti alla Vanella Grassi e agli Abete-Abbinante. Come 'raccontato' dalle carte a decidere la morte del giovane furono i componenti del lotto G e in particolare Ciro Barretta detto 'Cicciotto' reggente della fazione della Vanella di stanza a Scampia. Stando alla ricostruzione i killer lo seguirono nel traffico mentre era alla guida di una vettura e dopo averlo affiancato lo crivellarono di colpi. Pochi giorni dopo, il 22 settembre 2012, gli Abete-Abbinante-Notturno decisero di reagire pianificando l’omicidio di Ciro Barretta, ovvero di colui dopo avere cacciato Antonio Bastone e i suoi familiari aveva preso il controllo di fatto del lotto G a suo tempo considerata da Antonio Mennetta 'la gemma' che gli avrebbe permesso di divenire 'Imperatore di Scampia'

L’omicidio venne chiesto da Bastone ad Arcangelo Abbinante e Giuseppe Montanera. I due lo pianificarono. Con tale eliminazione quelli di Scampia volevano riconquistare la lucrosa piazza di spaccio e dare un segnale di forza al gruppo dei secondiglianesi. Il commando era composto da Abbinante, Montanera e Salvatore Baldassarre, un loro cugino. I tre attesero il via libera di Anna Ursillo, la madre di Bastone abitante in uno dei complessi del lotto G. La donna appostata al balcone doveva fare da specchiettista. Il commando ebbe il via con un sms dalla Ursillo. I killer erano armati di pistole e di un fucile mitragliatore Kalashnikov. Abbinante era camuffato con una parrucca da donna ed entrò nel Lotto G senza essere riconosciuto fino a fermarsi vicino all’obiettivo. Barretta intuì cosa gli stava succedendo e si diede alla fuga. Lo salvò l’inceppamento del kalashnikov, circostanza che gli permise di guadagnare metri preziosi e salvarsi, nonostante i colpi sparati contro di lui che aveva rimesso in funzione l’ak47.


Stefano Di Bitonto

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